Gay Talese: “Circo, dramma, suspense. L’America di oggi è come un serial show” (Maggio 2018)
Gay Talese: “Circo, dramma, suspense. L’America di oggi è come un serial show”
L’America sta vivendo una fase di ipocrisia che ha pochi precedenti
nella sua storia». Non fatelo neppure cominciare a discutere l’era del
trumpismo, altrimenti l’inventore del «New Journalism» Gay Talese
vi travolgerà.
nella sua storia». Non fatelo neppure cominciare a discutere l’era del
trumpismo, altrimenti l’inventore del «New Journalism» Gay Talese
vi travolgerà.
Quando era stato eletto, lei aveva detto che Trump rappresentava l’essenza degli Usa. Lo pensa ancora?
«Certo. Incarna tutto ciò che i giornalisti cresciuti nel privilegio e
nel culto della correttezza politica disprezzano, e quindi non riescono a
vedere».
Cioè?
«Un uomo egotistico e rude. Non di strada, ma che viene dalla strada.
Dai cantieri edili di suo padre, dove gli operai sudano, imprecano e
guardano le donne. Chi lavora nei media, ha studiato nelle università
d’elite, fa l’avvocato a Washington, non ha la minima idea di come sia
il mondo reale. Loro erano affezionati al professore di decoro Barack
Obama, che aveva trasformato la Casa Banca in una classe di Harvard.
Presidente ideale, padre ideale, che aveva scelto di essere nero, perché
era nato da una donna bianca ma aveva deciso di sposare una nera.
Intelligente, anche lei laureata a Princeton. Ora invece si ritrovano un
presidente “redneck” e fornicatore. Tanti altri lo sono stati, dai
fratelli Kennedy a Martin Luther King. L’Fbi lo sapeva, ma allora non si
diceva. Da Trump però non si accettano simili comportamenti, e sperano
che a salvarli ci pensi il procuratore Mueller. Lo vedono come Mosè. È
una follia, perché è un uomo pieno di pregiudizi. Come Hoover, capo
dell’Fbi ai tempi di Kennedy e King. Come tutti gli uomini dell’Fbi».
Perciò secondo lei regna l’ipocrisia?
«Totale ipocrisia. Trump è una figura favolosamente fallace. Uno
sfacciato newyorchese, come Giuliani o il suo avvocato Cohen. Viene da
un mondo di costruttori, ruffiani, fornicatori. Intorno a lui è nata
un’industria di odiatori, oscuri giornalisti diventati celebrità. Lo
criticano ma è la loro fortuna. Senza di lui avrebbero il blocco dello
scrittore».
Però New York, con la California, è il cuore della resistenza.
«Perché è una città di liberal, gente istruita che fa un sacco di soldi
ma non lo dice. I valori di Trump invece si identificano con la
ricchezza. Lui la ostenta, e forse non è neppure vera, visto che
nasconde la dichiarazione dei redditi. A New York per un uomo così
possono avere simpatia solo gli operai e i poveracci».
Questo forse spiega l’avversione dei giornalisti per Trump, ma perché non hanno capito i suoi elettori?
«Sono giovani, intellettuali, vogliono stare vicino a persone
intelligenti. Si vestono come se stessero ancora al college. Non
vogliono passare il tempo con gente noiosa, ignorante, maleducata e
paranoica, com’è l’americano medio. L’americano che non vive sulle due
coste non fa nulla di interessante, tranne quando ammazza qualcuno o
muore. Però è risentito perché fatica a vivere, e non sa neppure se
riuscirà ad offrire un’esistenza migliore ai suoi figli. Chi può pagare
le scuole private da 40.000 dollari all’anno, oltre agli avvocati e ai
gangster di Wall Street? Oggi la storia americana è questa: caos,
dramma, suspense. Un serial show che si svolge davanti a noi, giorno e
notte».
Trump sta riuscendo a cambiare l’America?
«È il primo presidente che ha accettato di vedere il leader nordcoreano,
ha tagliato le tasse, sta realizzando cose significative. Nonostante
debba combattere ogni giorno con chi vuole distruggerlo. Forse non si
aspettava di vincere, ma ora che ha vinto sta facendo quello che aveva
promesso».
Ha pagato una pornostar per tacere sulla loro relazione. Perché i suoi elettori gli perdonano tutto?
«Se gli uomini non guardassero le donne non ci sarebbe più la
popolazione mondiale, e neppure la civiltà. È così. Gli uomini devono
essere aggressivi. Non dico stupratori o assassini, ma almeno non
deboli. Invece ora, con il movimento #MeToo, abbiamo tutti questi uomini
condannati all’inferno. Alcuni se lo meritano, tipo Harvey Weinstein,
ma in mezzo ci è finito anche Tom Brokaw, l’amato autore della
“Generazione più Grande”. Se in questo Paese avessimo la regola che solo
i santi possono essere eletti alle cariche pubbliche, nessuno verrebbe
eletto. Gli americani perdonano Trump perché è come loro. Una moglie
ordinaria sa che a fine giornata suo marito va con gli amici a guardare
le spogliarelliste e a gonfiarsi di birra. Magari non è lo stile
celebrato il venerdì sera alle riunioni del Rotary, ma è la vita vera.
Oggi solo gli scrittori di fiction hanno il coraggio di raccontare la
realtà, che siano Roth, Franzen, Carol Oates, o chi preferite. I
romanzieri ti dicono come sono gli uomini, le donne, gli adulteri. I
giornalisti no: criticano gli altri ma dimenticano la sporcizia che
hanno in casa. L’America oggi è così: un circo. Forse non una caccia
alle streghe, ma certamente una fase di ipocrisia che ha avuto pochi
paralleli».
Sui temi razziali Trump non sta dividendo il Paese?
«Ma perché, Obama cosa ha fatto per i neri? Chicago, la sua città, è la
capitale del caos. Come dice Kanye West, i neri sanno che i democratici
non hanno migliorato le loro vite».
E le migrazioni? Il muro? Gli ispanici?
«La città più razzista in America è New York. Non siamo a Birmingham nel
1965, ma abbiamo le scuole segregate: i ricchi vanno in quelle private,
i poveri in quelle pubbliche. Poi c’è la segregazione edilizia, perché
non ci piace stare con chi non è come noi. Gli americani predicano
l’eguaglianza e la giustizia, ma non la praticano. Se avessimo onestà e
integrità, aboliremmo le scuole private per garantire che tutti vengano
istruiti nello stesso modo. Un’altra cosa che rimpiango è la leva
militare. Metteva nella stessa camerata i laureati di Harvard e gli
operai, mescolando davvero l’America, ma i ricchi l’hanno cancellata».
Come finirà questo reality show, commedia, tragedia o successo?
«Se Trump fosse ucciso - e molti non se ne dispiacerebbero - o Mueller
trovasse abbastanza porcherie per l’impeachment, i giornalisti
dovrebbero trovarsi un altro lavoro. Al suo posto andrebbe Pence, che è
l’uomo onorevole più noioso al mondo».
Ma a parte il giornalismo?
«Ci ho pensato a lungo, e non vedo come Trump possa sopravvivere. Però
ogni giorno sembra che la sua casa sia in fiamme, e lui sopravvive. Se
fa la pace in Corea, magari vince anche il Nobel».
Quindi lei lo appoggia?
«Assolutamente no. Non condivido dove sta portando il Paese, ma questo non significa ignorare che lo sta portando dove vuole».
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